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Il Venerdì Santo tra tradizione e religione

La Solenne Processione del Cristo Morto, grande rappresentazione di fede popolare frentana

redazione
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La felicità e la stanchezza dei bambini, le fiaccole dei confratelli e le preghiere delle consorelle, è così che si conclude la Settimana Santa lancianese con i riti a cura dell’Arciconfraternita Morte e Orazione e con la Solenne Processione del Cristo Morto.

E’ nel 1798, durante le funzioni della settimana santa, che per la prima volta venne portata in processione la statua del Cristo Morto, la cui origine è legata alla leggenda di una monaca di clausura che sconvolta dalla perfezione della statua da lei realizzata, impazzì.

E anche se oggi credere alla leggenda resta un po’ difficile, dopo più di 200 anni, la statua del Cristo Morto è ancora il centro nevralgico del Venerdì Santo lancianese.

E’ dal XVII secolo che l’Arciconfraternita iniziò a solennizzare i riti della settimana santa e all’inizio non era una vera e propria processione, ma bensì una sacra rappresentazione teatrale con la raffigurazione dei momenti del martirio di Cristo, dopo la mezzanotte del Venerdì Santo fino alle quattro del mattino. Negli anni, il corteo si è andato via via modificando, fino ad arrivare, nella seconda metà dell’800, più o meno, a quello a cui siamo abituati oggi.

L’attesa e la partecipazione di frentani e confratelli sono sempre le stesse.

Anche la preparazione spirituale e logistica dei confratelli, per la processione, segue regole, riti e tradizioni consolidate. Si preparano le fiaccole lungo tutto il percorso, le torce, l’ordine di processione. Tutto segue un rituale ben preciso: l’uscita dalla chiesa, la disposizione dei misteri, la Croce e il Cireneo, la consegna dei fiocchi della bara del Cristo Morto, gli abiti confraternali e il raccoglimento. 

Ed è così che esce dal portone di Santa Chiara la Solenne Processione del Venerdì Santo che si apre con la Pannarola, che ha la stessa forma del fiocco di prua delle navi, dalla cui sommità si diramano dei fiocchi, portati dai bambini più piccoli. Sono loro ad aprire la processione perché rappresentano la forza motrice che fa andare avanti l’uomo attraverso il messaggio evangelico.

A seguire ci sono i talami con i misteri della Passione, accollati da adolescenti o da giovani confratelli. Ed è a questo punto che si trova la Croce, portata a spalla da un confratello scalzo, a ricordo di Simone di Cirene, che aiutò Gesù nella sua salita al Golgota. Il Cireneo è senza dubbio, come anche nella processione del Giovedì Santo, la figura che genera maggior interesse, curiosità e pathos emotivo poiché racchiude in sé tutto il significato della Passione di Cristo ed è ciò che caratterizza maggiormente l’Arciconfraternita. E i confratelli tutti gli fanno da ala, come in un grande abbraccio mentre si alternano nell’accollare la bara del Cristo Morto, privilegio esclusivo dei confratelli dell’Arciconfraternita Morte e Orazione.

La processione viene simbolicamente chiusa dalle consorelle che con la loro incessante preghiera accompagnano e circondano le statue dell’Addolorata, Maria di Magdala e Maria di Cleofa.

 

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